Contenuto principale

Marketing territoriale

KamaFei, musica che libera potente energia

Nomen omen: “KamaFei” in griko (nella Grecìa Salentina giustamente hanno salvato e valorizzato l’antica lingua, ben sapendo che da lì passa un livello antropologico e identitario che sarebbe stato un delitto formattare) significa “caldo che scorre”. Potente e possente energia positiva che impregna l’aria e chi assiste ai loro concerti in ogni angolo del mondo. Dalla “Notte della Taranta”, a “rubare” i segreti del grande Uccio Aloisi, ormai nel mito, in Germania, Francia, Belgio, Stati Uniti, Lussemburgo, Marocco, Grecia, Spagna, Portogallo, Brasile, Malesia, Isole Azzorre, Israele, Isole di Capoverde.

Ecco il volto del Salento migliore, terra di intrecci etnici dove il melting-pot è sottinteso, naturale, ontologico. Terra che attinge alla tradizione per contaminarsi con altri orizzonti culturali ben sapendo che il confronto arricchisce tutti, rafforza le proprie radici, rilancia ovunque nel pianeta un’identità più forte e cosciente. Format strutturali, assimilati d’istinto, che fondano una musica la cui carica di energia passa dal palco al pubblico in un’osmosi ricca di semantica, che non necessita di ulteriori decodificazioni tanto i suoi codici sono accessibili.
Estate 2012, i “KamaFei” la impreziosiscono con i brani di un nuovo lavoro, “Rispetto” (bella parola, oggi forse un po’ datata, e fanno bene a recuperarla: dovremmo tutti darne e riceverne di più) proposto negli spettacoli live in giro per il mondo. La tappa di Torre Pali (Marina di Salve, domenica 12 agosto, start ore 22) si annuncia molto ricca di pathos: al pubblico diciamo tradizionale si aggiunge quello dei turisti da tutto il mondo che dopo San Lorenzo aspettano di festeggiare il Ferragosto, festa pagana che si sostanzia di energia (altra bella parola da usare di più), di calore, di sole generoso che dona forza al corpo e allo spirito scacciando gli inverni lividi, lo smog metropolitano.
Rispetto per cosa? Rispondono i “KamaFei”: “Per la terra, le radici, la tradzione, il tamburello, l’innovazione, l’elettronica, i vecchi cantori, i nuovi ascoltatori”. E’ un “manifesto” esistenziale, culturale, ma anche estetico e di grande spessore etico. Che ci riconcilia con la musica con la emme maiuscola, buttando nel cestino (del pc) quella commerciale che ci sbattono sul muso i media degradati che per fare audience abbassano il livello, senza capire che il tempo sta cambiando e oggi l’interesse sale se la qualità fa altrettanto. Ma vallo a spiegare a chi la produce e la infila nei palinsesti: sono ancora fermi a “Finchè la barca va” e la rima baciata cuore/amore…
Oggi la contaminazione e la dialettica sono tutto, sennò si fa la figura dell’uomo delle palafitte. I “KamaFei” ne fanno un archetipo e sulla tavolozza della loro proposta trovi le suggestioni della musica di ogni meridiano e parallelo (basta che ci sia energia a fluire incontenibile): bossa, reaggae, rock, ska, hip pop, ecc. Terre e culture accomunate dallo stesso denominatore comune: l’energia calda e forte di cui abbiamo bisogno, specie oggi che l’omolagazione è violenta. Dalla Grande Madre Africa (di cui tutti siamo figli), dove essa si sublima da secoli in paradigmi culturali che abbracciano il pianeta al Salento barocco e dionisiaco dove basta afferrare un umile tamburello per mettere in moto una performance che diviene celebrazione di vita vissuta, che esplode, non sublimata con la finzione mediatica di cui siamo innocenti ostaggi. Stesse propaggini e stessa eco dilatata nella Spagna di El Greco e Gaudì, Picasso e Dalì, Garcìa-Lorca e Machado, Bunuel e Almodovar: stesse radici infilate nella terra e nella vita per tentare di dominare il fato e la morte con l’energia.
Laddove dunque tradizione (tamburello) e modernità (elettronica) si fondono, ogni orizzonte sonoro è possibile, ogni muro del suono può essere infranto nell’intento di comunicare a noi fruitori di musica, sempre assetati di emozioni vere, autentiche, una sintonia del cuore, di ideali e valori condivisi affichè il cammino sia il meno aspro e faticoso possibile. Nel caso dei “KamaFei”, le sonorità espresse dalla tradizione sono “ben difese” da Malegari, amalgamate con i suoi ancestrali che arrivano dal Mediterraeo “mane nostrum” spalancato su Europa (Spagna) e Africa, perché la cultura è una e una sola come uno e uno solo è l’uomo, il suo dolore, i sogni, le passioni, le speranze, le utopie. Le “corde” di Stefano Calò si intrecciano con l’ossessività del tamburello e la batteria di Marco Nuzzo e le melodie “prestate” dall’hip hop e dal reagge di DinoD. E tutto il progetto culturale-musicale tende a costruire qualcosa di “rivoluzionario e ribelle”, ma soprattutto di autentico e di bello, capace di lasciarci più vivi dentro e soprattutto pieni d’energia.