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Cultura e Politiche Giovanili

ARCHEOLOGIA DEL SALENTO. IL TERRITORIO DI SALVE DAI PRIMI ABITANTI ALLA ROMANIZZAZIONE

ARCHEOLOGIA DEL SALENTOL'Associazione culturale, con il patrocinio del Comune di Salve, presenta ARCHEOLOGIA DEL SALENTO. IL TERRITORIO DI SALVE DAI PRIMI ABITANTI ALLA ROMANIZZAZIONE
SALUTO DEL SINDACO, Ing. Vincenzo Passaseo
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INTERVENTI:

dott. Nicola Febbraro (Autore del volume "Archeologia del Salento. Il territorio di Salve dai primi abitanti alla romanizzazione)

dott. Marco Cavalera (Presidente Associazione Culturale Archès)

Nel corso della serata verrà proiettato, in anteprima, il video "SALVE NEL SALENTO. A SPASSO PER 100.000 ANNI DI STORIA" ---------- TORRE PALI - PIAZZA VANINI ---- Start: ore 21.00

Recensione del volume, pubblicato su Progetto Salento, n. 21, anno IV n. 4, settembre 2011), di Sandra Sammali
Siamo nati in Africa circa 5 milioni di anni fa. Nel tempo, ci siamo evoluti: dal primo ominide siamo arrivati all’Homo Sapiens, circa 30.000 anni fa. Allora vivevamo di caccia e raccolta, spostandoci di volta in volta lì dove la Terra ci offriva nuovi frutti e materie prime, dominati dalla natura e inconsapevolmente vincolati ai suoi mutamenti.
Poi, circa 8.000 anni fa, è avvenuto il cambiamento epocale: siamo passati a modi di vita sedentari e alla produzione di cibo per mezzo dell’allevamento e dell’agricoltura, dalla pietra scheggiata alla pietra levigata e ai minerali metallici. Da quel momento, la nostra evoluzione non si è più arrestata e ci ritroviamo, oggi, in quella che il Nobel Paul Crutzen ha definito l’era dell’ “Antropocene”, già..perché oggi è proprio l’uomo, anthropos, a dominare prepotentemente su tutto il resto.
Paleolitico, Mesolitico, Neolitico, età dei Metalli, età iapigio – messapica ed età romana: 2.000.000 di anni, è questo l’arco di tempo racchiuso e raccontato tra le pagine di Archeologia del Salento. Il territorio di Salve dai primi abitanti alla romanizzazione, di Nicola Febbraro (ed. Libellula), laureato in Archeologia nel 2006, presso l’Università di Lecce. In quest’opera, l’archeologo salvese, grazie alla collaborazione di Marco Cavalera, laureato in Archeologia e di Anna Lucia Nicolì, laureata in Lingue e Letterature Straniere - entrambi presso l’Università del Salento - ha presentato un quadro generale della presenza umana nella penisola salentina dai primi abitanti al periodo della romanizzazione, focalizzando l’attenzione sul contesto specifico del territorio di Salve.
La monografia è frutto di dieci anni di ricerche e studi, iniziati nel 2001, nella quale sono confluiti i reperti già noti di ricerche archeologiche di archivio e bibliografico e rinvenimenti più recenti, quali grotte di rilevanza geologica e tumuli funerari di grande interesse, che hanno apportato un contributo fondamentale nel rivisitare e completare la tradizione preistorica e storica di Salve. Una tradizione a cui contribuì notevolmente lo storico salvese Aldo Simone, con il suo libro Salve, storia e leggende.
Le ricerche sul territorio, mosse dalla passione di Nicola e dall’amore per la sua Terra, sono state intraprese con un duplice obiettivo: realizzare una carta archeologica su cui riportare tutte le testimonianze archeologiche del territorio di Salve e ricostruire diacronicamente quella che è stata la frequentazione dello stesso. Uno strumento preziosissimo sia per esperti del settore, sia per l’amministrazione Comunale che, ora, ha in mano uno strumento concreto per la conoscenza del territorio, la sua tutela e valorizzazione.
L’apporto notevole di questo lavoro è costituito dalle nuove scoperte effettuate in territorio di Salve, da Nicola e Marco. “Marco - ci dice Nicola - è una persona semplice e umile, il miglior collaboratore che avessi mai potuto desiderare”. Originario di Lucugnano, si è dedicato a questo lavoro con anima e corpo, spinto anche lui dalla stessa passione.
Le scoperte che in assoluto stanno loro a cuore, di natura geologica più che archeologica, sono tre cavità carsiche mai rilevate prima e sconosciute agli studiosi: Grotta Febbraro, Grotta Marzo e Grotta Foscarini de Donatis, a cui hanno dato il nome del proprietario del fondo in cui ciascuna è situata. All’interno di queste cavità, i due archeologi hanno eseguito rilevazioni che hanno permesso di portare alla luce testimonianze delle oscillazioni climatiche, e del conseguente innalzamento del livello del mare. Grotta Febbraro si trova oggi a 72m s.l.m., “ma – ci spiega Nicola - la presenza di una spiaggia cosiddetta ‘tirreniana’, costituita da un deposito di ciottoli arrotondati e sabbie fossilifere, testimonia che 100.000 anni fa il mare arrivava fino al suo interno”.
Diversi tumuli funerari e cultuali, testimoni dell’età dei Metalli, hanno portato alla luce la fasi dell’evoluzione degli abitanti di questa Terra: non più grotte, ma strutture in pietra e terra, muri a secco, monumenti funerari, vasellame, anfore resti ossei umani e animali.
Poi, sul finire dell’età del Ferro, piccoli villaggi di capanne sparsi nel territorio “abitati da genti iapigie che diedero origine alla civiltà messapica”. Marco Cavalera, esperto in materia, ha riportato fra le pagine del libro gli aspetti peculiari di questi antenati: evoluzione del sistema insediativo, linguaggio, religione, necropoli, corredi funerari (coppe, bicchieri, trozzelle) e santuari.
Uno studio etimologico della toponomastica rurale del territorio di Salve è stato condotto da Anna Lucia Nicolì, collaboratrice e moglie dell’autore. L’indagine toponomastica ha permesso di acquisire informazioni sulla frequentazione antropica del territorio nelle diverse epoche storiche. Sono state individuate sei categorie di toponimi, in base alla loro derivazione (da nomi di famiglia, santi, morfologia territoriale, flora e fauna, centurioni romani e di derivazione sconosciuta) in base alle quali è stato possibile realizzare la Carta Toponomastica del territorio di Salve.
La presentazione del libro si è tenuta il 9 luglio scorso, presso il Palazzo Ramirez, nell’ambito del progetto “Raccontare il territorio. Giovani idee tra memoria e identità”, a cui era presente il Presidente della Provincia, dott. Antonio Gabellone che, nel suo intervento, ha sottolineato l’importanza storica dell’opera:
“Libri come questo di Febbraro ci spingono, sapientemente guidati, a lanciare uno scandaglio più in profondità. Si scoprono così aspetti inattesi (...). Un grande lavoro di ricerca tra cumuli di pietre, grotte ed anfratti, pianori e canaloni, condotto con immensa passione e altrettanto rigore tecnico e scientifico (…) Il recupero della storia culturale, tradizionale di un popolo sn fondamentali. (…)”.
Una passione che accompagna Nicola Febbraro sin dalla giovinezza, come ha voluto ricordare anche il Sindaco di Salve, ing. Vincenzo Passaseo:
“Un libro che finalmente vede la luce, un lavoro importantissimo, portato avanti con l’immensa passione che da sempre lo ha legato al nostro territorio e alla nostra comunità. Dalle pagine trasuda tutto l’amore che Nicola ha per il territorio salvese: ha trovato la nostra storia, la nostra identità le nostre radici. Abbiamo portato avanti questo progetto perché ci crediamo da sempre. Per me, essere qui questa sera non vuol dire svolgere il mio semplice dovere istituzionale, ma sono qui con immenso piacere; perché siamo tutti convinti che questi lavori debbano essere divulgati, non solo agli esperti, ma alla Comunità tutta, perché essa possa acquisire la consapevolezza e conoscenza della propria storia, delle proprie radici e memorie e custodirle per tramandarle alle generazioni successive”.
Nicola, con una voce che lasciava trapelare la sua emozione, ha raccontato:
“ricordo 20 anni fa, quando ero piccolo, passavo il pomeriggio avventurandomi nei meandri di una grotta situata nella campagna di mio zio, in località Montani. Era una grotta buia che mi accattivava, mi chiamava ad entrare nonostante mi incutesse paura e rispetto al tempo stesso, perché una grotta è qualcosa di ignoto che si sviluppa nelle viscere della Terra. E ogni volta che riuscivo a fare un passo più avanti, ad entrarvi sempre più in profondità per me era una grande conquista. Poi, a distanza di anni, per me è stata un’emozione indescrivibile trovare proprio lì quello che avevo letto e studiato nei libri”.
La sua passione, pian piano, lo ha portato oltre i confini da lui conosciuti, a leggere le pietre che solo all’occhio dell’esperto schiudono il proprio segreto. Nicola Febbraro ha vestito i panni dell’interprete della proprio passato, del passato dell’intera Comunità salvese, che ora, grazie alla sua opera divulgativa, potrà conoscere scoprire la propria identità, il proprio patrimonio ambientale e culturale, e noi tutti gliene saremo sempre riconoscenti.
“Ognuno è fatalmente legato al passato dalla memoria delle cose, delle piccole cose che sono come molecole di noi stessi”.